Puericultrice, con chi lo faccio: neonati e … non solo.

Puericultrice, con chi lo faccio: neonati e ... non solo

Puericultrice, con chi lo faccio: neonati e … non solo

Puericultrice, con chi lo faccio: neonati e non solo, significa che spesso mi trovo ad intervenire non solo quando si tratta di neonati, ma anche con bimbi un pò più grandi.

Un proverbio antico dice : “chi ben comincia è a metà dell’opera.”

Tutto ciò è molto vero, l’avvio di ogni cosa è importante poiché predispone tutto nel migliore dei modi e le successive fasi sono molto più semplici e fluide quando ci si è messi sulla buona strada.

A volte però non è così: all’inizio, forti dell’amore, fiduciose che possiamo farcela da sole, desiderose che nessuno meglio di noi possa fare meglio, forti anche dell’adrenalina che entra in circolo, si va avanti continuando a non voler vedere che qualcosa non va poi così bene.

I giorni passano, magari il piccolo non mangia abbastanza, o se c’è un allattamento esclusivo al seno il bimbo si addormenta ogni volta con quella strategia, e non si comprende che si sta entrando in un gioco rischioso.

Perché? qualcuna chiederà. Perché intorno ai tre mesi, tre mesi e mezzo, il bimbo chiede questa esclusiva modalità non solo per mangiare, ma anche per addormentarsi ed ogni volta che si tenta di rimetterlo nella culletta lui si risveglia e per riprendere sonno ricomincia la tiritera.

I primi accenni di stanchezza.

Allora la mamma, ma anche il papà, si accorgono della stanchezza, delle energie che nel frattempo sono diminuite, e molte volte anche la pazienza, nonostante tutto, a questo punto la mamma comprende di essersi incastrata e di non farcela più ad uscirne fuori da sola.

Altre volte invece, l’allattamento viene superato con serenità, ma nella fase successiva, quella dello svezzamento, compaiono i disagi del bambino.

Puericultrice, con chi lo faccio: neonati e ... non solo.

Puericultrice, con chi lo faccio: neonati e … non solo.

Spesso perché non avendo preparato il neonato a questa fase, attraverso la conoscenza del cucchiaino o tanti piccoli accorgimenti che facilitano questo passaggio si hanno degli inceppi incredibili.

Un paio di anni fa mi capitò addirittura che una mamma gridava all’anoressia per il suo bimbo di soli sei mesi!

In entrambi i casi il mio aiuto mette la mamma al centro dell’intervento restituendole fiducia e facendole prendere in considerazione un altro punto di vista per aiutare il suo bimbo.

La prima frase che una mamma mi dice è : “Quando il mio piccolo dormirà, o mangerà, allora io sarò più serena.”

Ed io rispondo : “Quando tu sarai serena lui riuscirà a dormire, o a mangiare, e non viceversa.”

Fin quando questo concetto non è assorbito non si va da nessuna parte, ricordalo.

Tutto semplicemente per dire che, alle volte, il mio affiancamento non avviene solo nella prima fase del rapporto mamma-bambino, ma anche nelle piccole, e non, problematiche successive.