Questa affermazione probabilmente susciterà l’ira di qualche sostenitrice accanita dell’allattamento al seno, lo scetticismo di qualche giovane ostetrica e l’incredulità di altre puericultrici.

Sono anche io una sostenitrice dell’allattamento al seno, ma non in maniera esclusiva.

Qual’è il motivo che mi fa fare questa affermazione?

Partiamo dal fatto che ogni bimbo è un individuo a sé, ogni creatura ha una personalità che non somiglia ad un’altra, anche in caso di gemelli.

Insomma, ogni neonato agisce e reagisce in modo diverso.

Mi spiego meglio, ci sono neonati che prendono il seno della mamma, ma anche il biberon oppure il ciuccio in maniera serena e tranquilla, altri invece che avendo assaporato solo il seno della mamma non vogliono nessuna altra modalità per nutrirsi.

Dov’è il problema allora?

Il problema sorge spesso quando c’è una riduzione della produzione di latte o per motivi diversi.

La riduzione può essere dovuta a stanchezza, a problemi legati a farmaci non compatibili con l’allattamento, ad esempio una indagine con contrasto o una cura per il cuore o per altre patologie importanti per le quali la necessità di interrompere la lattazione è primaria ed inderogabile.

Si può verificare anche un imprevisto allontanamento della mamma dal piccolo, un intervento, o per altri motivi.

Se il piccolo non conosce questo nuovo strumento, cosa ne sarà di lui se lo rifiuta? Come potrà affrontare il problema la persona che sostituisce la mamma?

È proprio questo il problema, e mi dispiace molto per i bimbi, perché non abbiamo fatto il loro bene.

Ricordo di un piccolo che si rifiutò di prendere il biberon per 24 ore consecutive ed un papà disperato poiché non poteva fare diversamente per lui, o ancora di una mamma con una piccolina di 4 mesi che mi disse: “sono agli arresti domiciliari, poiché avendo poco latte la bimba è spessissimo attaccata ed io con una bimba più grande ed altri impegni di lavoro non posso lasciarla con nessuno, sono disperata.”

Senza contare che questa settimana è successo con ben due mamme, una delle quali affiancata proprio nei primi giorni a casa.

Altre volte sono stata chiamata per dare consigli su come gestire una bimba di 2 mesi e mezzo prima, e un’altra di 5 mesi poi, che non volevano prendere il latte dal biberon perché non erano state abituate.

La maternità è un’esperienza meravigliosa, miracolosa, ma altrettanto faticosa, non lo si può negare.

Le mamme dei nostri giorni non sono soltanto mamme, ma anche donne, lavoratrici, le ambizioni non sono solo da parte dei papà, ma alle volte non concordano con gli impegni di mamma e dobbiamo tenerne conto e non pensare solo ad oggi, ma anche a domani.

Allora non possiamo affidare l’impegno della genitorialità solo alle mamme, e un biberon può fare la differenza, può includere un papà, può permettere alla mamma di riprendere il lavoro con serenità, può permettere di prendere un impegno per lavoro, ma anche per un piccolo svago come ad esempio una cena, una nuotata in piscina.

Molte mamme temono che il biberon possa, in qualche maniera, determinare l’allontanamento del bimbo dal seno materno, ma non è così.

Trascorse le prime due settimane di vita del bambino, ad allattamento avviato, possiamo introdurre una poppata al giorno di latte materno tirato dal seno e somministrato con il biberon.

Questo favorirà anche la condivisione dell’allattamento con il papà dando modo alla mamma di riposare, ma soprattutto il bambino inizierà a prendere confidenza con con questo strumento senza traumi o difficoltà.

Nella mia esperienza posso dire che se la mamma affronta con serenità queste due modalità di nutrimento per il bambino, anche lui lo accetterà e diventeranno due possibilità intercambiabili per la sua alimentazione.

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